Seminario Interdiocesano di Fossano
NORME E ORIENTAMENTI DI VITA
Regolamento
Parte prima
Aspetti generali
1. Questo regolamento è la traduzione normativa del progetto educativo su cui convergono gli sforzi della comunità degli educatori nel confronto continuo con i seminaristi. Necessità e modalità vengono indicate da La formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana: «La vita di comunità troverà così la sua convergenza attorno ad un progetto educativo, la cui formulazione spetta al vescovo e agli educatori del seminario, in collaborazione con il presbiterio. Tale progetto deve scaturire dalla fedeltà all'insegnamento del magistero ecclesiastico circa la formazione dei presbiteri e dall'attenzione alle richieste e alla storia di ogni singola diocesi, perché esso sia in grado di interpretare e orientare in modo unitario le varie tappe della formazione spirituale, culturale e pastorale».
2. I principi fondamentali accolti sono tracciati in particolare nell'esortazione post-sinodale Pastores dabo vobis 2 e nella nota della Commissione episcopale per il clero della CEI, Linee comuni per la vita dei nostri seminari.
3. Come fondamento del cammino educativo si afferma il primato della grazia; cioè la consapevolezza che le risorse di ogni soggetto sono pienamente accolte e portate a pienezza dal venirci incontro di Dio. Questi due aspetti, doni personali e azione di Dio, sono dunque sempre in correlazione e mai alternativi. Sullo sfondo, poi, sta la convinzione che il seminario non sia l'unica realtà della formazione, ma il luogo in cui confluiscono diverse esperienze e contributi, per trovarvi una sintesi. Essa dovrà essere realizzata, con l'aiuto dei formatori, dal seminarista stesso in quanto soggetto della formazione.
4. Criterio trasversale dell'intera formazione è la capacità di un accompagnamento personalizzato, che raccoglie la storia del seminarista e ne permette uno sviluppo adeguato alle forze suscitate dallo Spirito. Ad un certo livello viene utilizzata anche una differenziazione dei cammini in base alle fasce di età. In particolare la personalizzazione incide sui momenti di inizio, di passaggi significativi, di conclusione.
5. La vita comunitaria è rivolta « a far acquisire l'identità e le attitudini del presbitero» Ed è anzitutto esperienza di sequela di Cristo e esperienza di Chiesa. È l'identità del presbitero come servitore della Parola, celebrante dei santi Misteri, guida della comunità che determina e qualifica nella sua globalità e nelle sue articolazioni la vita comunitaria. Essa come tutta la formazione va vissuta non come un peso, ma nella gioia: gioia di avere accolto la fede ed una chiamata, gioia di avere scelto questa formazione, gioia di prepararsi e già vivere la propria esistenza come una vita donata.
Parte seconda
La formazione
Formazione umana. «Senza un'opportuna formazione umana l'intera formazione sacerdotale sarebbe priva del suo necessario fondamento...
Il presbitero, chiamato a essere immagine viva di Gesù Cristo capo e pastore della chiesa, deve cercare di riflettere in sé, nella misura del possibile, quella perfezione umana che risplende nel Figlio di Dio fatto uomo e che traspare con singolare efficacia nei suoi atteggiamenti verso gli altri, così come gli evangelisti li presentano».
A) Obiettivi di fondo
Maturazione umana personale
6. Gli interventi educativi mirano innanzitutto a favorire la maturazione umana personale. In primo luogo si tratta di imparare a conoscere ed apprezzare la situazione di partenza. Per il seminarista questo significa avere una reale valutazione e stima di se stesso. È responsabilità degli educatori favorire questo cammino e stimolarlo in ordine agli obiettivi educativi intravisti come possibili. La formazione alla fede e al ministero procedono di pari passo allo sforzo di maturazione umana. Una vera maturità è obiettivo ancora sempre da perseguire e mai raggiunto. È il senso di responsabilità a fornire la prova che un cammino è in corso. Intendiamo per responsabilità la capacità di rispondere di se stesso, del tempo affidato, delle parole, degli sbagli, delle cose, delle situazioni, del futuro,... In un tale percorso si intravede la consistenza di una maturazione progressiva che dà il senso di una personalità compiuta. Il seminarista sarà chiamato a vivere e a mostrare il ministero presbiterale come forma riuscita di esistenza umana nella fede.
In vista del ministero nella Chiesa.
7. Ogni aspetto della formazione umana va soppesato in vista della specifica vocazione al ministero nella Chiesa. Siccome il ministero presbiterale ha una dimensione intrinsecamente comunionale è indispensabile maturare la capacità di relazioni autentiche con le altre persone. Luogo privilegiato di crescita e di verifica di questo aspetto è la vita comunitaria.
«Occorre che il sacerdote plasmi la sua personalità umana in modo da renderla ponte e non ostacolo per gli altri nell'incontro con Gesù Cristo... sia capace di conoscere in profondità l'animo umano, di intuire difficoltà e problemi, di facilitare l'incontro e il dialogo, di ottenere fiducia e collaborazione, di esprimere giudizi sereni e oggettivi...
Di particolare importanza è la capacità di relazione con gli altri, elemento veramente essenziale per chi e chiamato a essere responsabile di una comunità e a essere «uomo di comunione». Questo esige che il sacerdote non sia né arrogante, né litigioso, ma ospitale, sincero nelle parole e nel cuore, prudente e discreto, generoso e disponibile al servizio, capace di offrire personalmente, e di suscitare in tutti, rapporti schietti e fraterni...»
B) Aspetti specifici
Autenticità e sincerità.
8. La spirito di sincerità viene incarnato a vari livelli. Alla base sta la sincerità con se stessi. Di conseguenza si diventa capaci di autenticità nei rapporti reciproci con i compagni di comunità. Così pure il rapporto con gli educatori sarà tanto più fruttuoso quanto più sincero.
Spirito di amicizia.
9. La vita comunitaria non è solo una convenienza dettata dall'opportunità di riunire persone chiamate a percorrere lo stesso cammino, non è solo una modalità particolarmente intensa per esprimere la dimensione comunitaria di ogni esistenza credente, ma è una precisa scelta pedagogica che la chiesa propone per educare il futuro pastore. La comunità del seminario punta, quindi, alla creazione di legami più profondi di amicizia e fraternità. Anche a questo livello va tenuta presentea prospettiva del ministero presbiterale, in cui: «un aiuto prezioso alla maturazione umana può essere dato da un'adeguata educazione alla vera amicizia a immagine dei vincoli di fraterno affetto che Cristo stesso ha vissuto nella sua esistenza».
Stile di servizio.
10. Segno di effettiva maturità umana e predisposizione all’esercizio del ministero è una capacità concreta di servizio nelle diverse situazioni della vita quotidiana. L’adozione di questo stile è punto qualificante per dare vita ad una comunità che realmente sia educativa. «Proprio l'incontro con Dio e con il suo amore di Padre di tutti, pone l'esigenza indeclinabile dell'incontro con il prossimo, del dono di sé agli altri, nel servizio disinteressato che Gesù ha proposto a tutti come programma di vita con la lavanda dei piedi agli apostoli».
Crescita nella comunione.
11. Il momento della difficoltà è sempre occasione per attivare nuove capacità di rapporti maturi. La disponibilità ad accettare i limiti reciproci, permette di ridurre le tensioni alla disgregazione e le asperità di ogni personalità. Saper perdonare e lasciarsi perdonare sono attitudini continuamente da rinnovare. Anche la capacità di dialogo con tutti, nel rispetto delle diversità, permette di andare al di là di contrapposizioni e chiusure pregiudiziali nei confronti di qualcuno nella comunità.
Austerità di vita.
12. «La maturità umana e quella affettiva in particolare, esigono una formazione limpida e forte a una libertà che si configura come obbedienza convinta e cordiale alla verità del proprio essere, al significato del proprio esistere, ossia al dono sincero di sé quale via dell'autentica realizzazione di sé. Così intesa la libertà esige che la persona sia veramente padrona di se stessa, decisa a combattere e a superare le diverse forme di egoismo e di individualismo che insidiano la vita di ciascuno, pronta ad aprirsi agli altri, generosa nella dedizione e nel servizio al prossimo. Ciò è importante per la risposta da darsi alla vocazione, e a quella sacerdotale in specie, e per la fedeltà ad essa e agli impegni che vi sono connessi, anche nei momenti difficili. In questo itinerario educativo verso una matura libertà responsabile un aiuto può venire dalla vita comunitaria del seminario».
Rapporto con la famiglia.
13. La famiglia di origine non resta mai in secondo piano. La storia personale di ognuno va ripresa per raccoglierne la ricchezza e per riconciliarsi con eventuali ferite. Al lavoro personale, sollecitato dalla direzione spirituale, il seminario aggiunge occasioni comuni di riflessione, ma anche di incontro e scambio fraterno con e tra le famiglie stesse dei seminaristi. In ogni modo va riservato un congruo spazio di tempo nel calendario settimanale e annuale per la permanenza del seminarista nella propria famiglia. È un tempo altamente prezioso per una formazione umana aderente alla realtà storica del vissuto. Il seminarista deve prendere coscienza delle sue radici, delle dinamiche profonde che lo legano ai suoi genitori, delle modalità di pensiero e di comportamento che lo hanno accompagnato fino al momento della sua intuizione vocazionale e che ancora porta con sé. Nei primi anni di seminario è molto utile dedicare una riflessione pacata alla propria storia e alle dinamiche che sono legate alla propria origine.
Presa di coscienza e contatto con la sofferenza.
14. In particolare è il contatto con la sofferenza umana a favorire la maturazione personale. Ogni seminarista è invitato a considerare in profondità i significati delle esperienze sofferte in cui egli stesso vive e di cui può diventare partecipe. Sono, inoltre, da incentivare le occasioni di contatto con quelle situazioni che offrono provocazioni per l’interrogazione del mistero umano e per l’adozione di atteggiamenti e gesti concreti di solidarietà. Una vera maturazione umana rende attenti e sensibili alle grandi questioni dell’esistenza: il nascere e il morire; le dinamiche del lavoro e dell'amore; la pazienza della malattia e la fatica della comunicazione tra le persone; le prove della fede, i problemi educativi, la vecchiaia e tutte le complessità della vita.
Lavoro manuale.
15. Nell'osservanza dei tempi della preghiera e dello studio, nella partecipazione attiva alla scuola, negli incarichi e servizi che deve svolgere nella comunità (come anche nei tempi di permanenza nella famiglia di origine), il giovane impara la disciplina del lavoro in reale solidarietà e vicinanza con tutti gli uomini, per i quali la vita dipende dal lavoro, in particolare con i più poveri. Oltre al principio generale di uno stile laborioso, ne deriva la necessità di riservare almeno un po’ di tempo anche per quei lavori manuali che più richiamano l’attenzione alle dimensioni umane della fatica, della quotidianità, degli imprevisti, del continuo bisogno di pulizia, ordine,… Non è perso quel tempo che viene impiegato in questo genere di attività.
Maturazione affettiva e celibato.
16. L’esigenza del celibato richiesta ai candidati al presbiterato va presentata con serietà nel corso del cammino educativo. Non può essere data per presupposta la portata di questa scelta di vita che accompagna e sostiene il ministero. Ne vanno presentati con estrema sincerità tutti gli aspetti, con attenzione ai tempi e alla maturità di ognuno, giovandosi anche delle competenze acquisite nel campo delle scienze umane specifiche e del confronto con esperienze vissute di sacerdoti, di persone consacrare, di uomini e donne sposate. Il confronto comune tra i seminaristi e con gli educatori è affiancato da un costante dialogo personale con il padre spirituale. La conoscenza si intreccia con l’esercizio pratico delle attenzioni e disposizioni adatte alla maturazione della propria affettività, sempre in stato di formazione. Un’attenzione particolare viene riservata anche alla maturazione di una conoscenza e relazione autentica con il mondo e la sensibilità femminile, per coglierne e apprezzarne la ricchezza specifica, anche inserendo presenze formative femminili.
«Questa maturazione suppone la consapevolezza della centralità dell'amore nell'esistenza umana... di un amore che coinvolge l'intera persona nelle sue componenti fisiche, psichiche e spirituali, e che si esprime nel significato sponsale del corpo umano, grazie al quale la persona dona se stessa all'altra e l'accoglie».
Povertà, sobrietà, gestione economica.
17. Gestire con serietà, sobrietà, e generosità l’economia personale di quanto si ha a disposizione è punto concreto, ma non secondario del percorso educativo.
«Solo chi contempla e vive il mistero di Dio quale unico e sommo bene, quale vera e definitiva Ricchezza, può capire e realizzare la povertà, che non è certamente disprezzo e rifiuto dei beni materiali, ma è uso grato e cordiale di questi beni e insieme lieta rinuncia a essi con grande libertà interiore, ossia in ordine a Dio e ai suoi disegni».
Accoglienza e ospitalità.
18. La capacità di accogliere viene esercitata nella pratica quotidiana delle relazioni con le persone con cui si vive. È importante anche un’apertura nei confronti di altre persone. Il seminario, nella misura in cui vengono rispettate le esigenze di disciplina interna, può diventare casa aperta per il passaggio di persone esterne. Molto proficuo è, in particolare, l’incontro frequente con i vescovi e i sacerdoti delle diocesi, con giovani di varie provenienze, con amici in genere. Le occasioni, i tempi e i luoghi vengono cercati nel confronto con gli educatori.
Formazione spirituale.
«… essa è opera dello Spirito e impegna la persona nella sua totalità; introduce nella comunione profonda con Gesù Cristo, buon pastore; conduce a una sottomissione di tutta la vita allo Spirito, in un atteggiamento filiale nei confronti del Padre e in un attaccamento fiducioso alla chiesa…si tratta di una formazione spirituale che è comune a tutti i fedeli, ma che chiede di strutturarsi secondo quei significati e quelle connotazioni che derivano dall’identità del presbitero e del suo ministero».
A) Obiettivi di fondo
Formazione alla fede come priorità.
19. Fede e vocazione sono sempre all’interno di un’esperienza unitaria. L’adesione personale alla fede e, quindi, una vera scuola dell’essere cristiani non può essere data per scontata in alcuna tappa della formazione seminaristica. Anche chi si prepara al ministero è uomo in cerca delle ragioni della propria fede, al di là del completamento del percorso sacramentale dell’iniziazione cristiana. Insieme alla formazione teologica fornita dalla scuola, è necessario un continuo approfondimento personale dei documenti della fede nella celebrazione liturgica e nella preghiera personale, nello studio e nella riflessione, negli incontri formativi comunitari e nel dialogo personale con gli educatori. L’approfondimento della conoscenza va di pari passo alla maturazione delle disposizioni spirituali tipiche della fede: l’ascolto, il silenzio, la docilità alla conversione, l’invocazione, la lode,… A questo in particolare punta l’intervento educativo del seminario. L’insistenza e la continuità delle sollecitazione ricevute favorisce l’assimilazione di disposizioni stabili alla fede. La stessa scansione dell’orario e del calendario è in funzione di un’efficace cura dello spirito, prima ancora che rispondere a puri criteri organizzativi: i ritmi del tempo plasmano i ritmi dello spirito. «La maturità umana del sacerdote deve includere specialmente la formazione della sua coscienza. Il candidato infatti, perché possa fedelmente assolvere alle sue obbligazioni verso Dio e la chiesa e perché possa sapientemente guidare le coscienze dei fedeli, deve abituarsi ad ascoltare la voce di Dio, che gli parla al cuore, e ad aderire con amore e fermezza alla sua volontà».
In vista del ministero nella Chiesa.
20. La proposta spirituale del seminario si basa sugli elementi essenziali che costituiscono la vocazione del presbitero: il servizio alla Parola di Dio e ai Sacramenti, in una comunità cristiana. Pur con la dovuta attenzione al pluralismo delle spiritualità, non si può rinunciare ad articolare la formazione spirituale su di una essenzialità incentrata sulla proclamazione e ascolto della Parola di Dio; sulla celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucarestia; sul radicamento nella vita della comunità ecclesiale. Ognuno di questi elementi costituisce un pilastro della struttura portante della spiritualità cristiana. Su di essi vengono calibrati tutti gli aspetti specifici della formazione dei seminaristi, anche perché di essi il presbitero sarà ministro. L’obiettivo di fondo è l’introduzione ad un’appartenenza sempre più profonda al mistero della Chiesa.
A) Aspetti specifici
Interiorità.
21. Le proposte educative della formazione spirituale mirano a dare unità alla persona e alla vita: fede, cultura, teologia, spiritualità, disciplina non sono aspetti giustapposti né nella singola persona, né nell’esercizio del ministero a cui ognuno è chiamato.
Clima di silenzio e raccoglimento.
22. Atmosfera indispensabile per percepire la presenza di Dio e per lasciarsene conquistare è il silenzio esteriore e interiore. I luoghi e i tempi della preghiera vengono curati con l’attenzione esplicita a favorire in ogni modo le disposizioni interiori all’ascolto.
Avviamento alla preghiera liturgica e personale.
23. Gli educatori del seminario programmano percorsi di introduzione alle forme della preghiera cristiana, con la massima attenzione possibile al cammino personale di ognuno. Si pone anche in questo campo una continuità con la scuola di teologia, in particolare con le discipline della liturgia e della teologia spirituale. La competenza specifica del seminario non si sovrappone, però, a quella della scuola, ma ne attualizza la riflessione nel proporre esercitazioni pratiche di preghie raintrodotte e accompagnate dagli educatori. L’obiettivo è quello di educare allo spirito della preghiera cristiana, mediante l’esercizio convinto di essa.
La preghiera liturgica.
24. La preghiera comune viene scandita dai ritmi della liturgia, in particolare dalla celebrazione quotidiana dell’Eucarestia e delle lodi mattutine. In alcuni giorni si prevede anche la preghiera dei vespri. La preghiera della Chiesa costituisce il primo riferimento per ogni altra forma di preghiera sia comune, sia personale. Il decoro della celebrazione risponde alle esigenze dei libri liturgici, ma soprattutto è mirato a promuovere un autentico culto spirituale di tutta la propria vita. E’ compito del seminario tenere desta l’attenzione nei confronti dei rischi di esteriorità o autoreferenzialità, nei quali può arenarsi la prassi liturgica.
La preghiera personale.
25. La celebrazione liturgica comune è insufficiente a formare la solidità interiore nella fede. Essa va accompagnata da una costante dedizione di tempo alla meditazione personale della Parola di Dio e della propria esperienza spirituale. «La familiarità con la parola di Dio faciliterà l'itinerario della conversione, non solo nel senso di distaccarsi dal male per aderire al bene, ma anche nel senso di alimentare nel cuore i pensieri di Dio, così che la fede, quale risposta alla Parola, diventi il nuovo criterio di giudizio e di valutazione degli uomini e delle cose, degli avvenimenti e dei problemi»
Penitenza e confessione.
26. I seminaristi acquistano familiarità anche con il sacramento della penitenza, di cui «i sacerdoti sono i ministri ma devono anche esserne i beneficiari, divenendo testimoni della compassione di Dio per i peccatori. La vita spirituale e pastorale del sacerdote, come quella dei suoi fratelli laici e religiosi, dipende, per la sua qualità e il suo fervore, dall'assidua e coscienziosa pratica personale del sacramento della penitenza»1. La virtù della penitenza viene coltivata anche grazie ad alcune celebrazioni comuni, che con scadenza mensile preparano al sacramento della confessione.
Altre forme di preghiera.
27. Oltre alla celebrazione dell’eucarestia e della liturgia delle ore, vengono proposte altre forme di preghiera, secondo la tradizione della chiesa. «Siano incrementati il culto della Beata Vergine Maria, anche con il rosario mariano, l’orazione mentale e gli altri esercizi di pietà con cui gli alunni acquistano lo spirito di preghiera e consolidano la vocazione».
Radicalità evangelica.
28. La formazione spirituale ha lo scopo di consolidare sempre maggiormente l’adesione a Cristo, nella forma di vita tipica di ogni vocazione. Povertà, castità e obbedienza concorrono a definire l’identità della vocazione presbiterale nella Chiesa cattolica di rito latino. Per questo è indispensabile non solo che il seminarista conosca la dottrina tradizionale sui consigli evangelici, ma che possa comprenderne esistenzialmente il significato nella prospettiva del ministero ecclesiale che lo attende. La formazione spirituale trova qui un elemento qualificante e irrinunciabile fin dai tempi del seminario.
La direzione spirituale.
29. Il seminario indica ad ogni seminarista la necessità della direzione spirituale per il proprio cammino spirituale. Allo stesso tempo il seminario si impegna a garantire la presenza abituale del direttore o padre spirituale, in modo da favorire in ogni modo ai seminaristi la possibilità di incontrarlo. Per scegliere un padre spirituale diverso da quello proposto dal seminario occorre un confronto con il rettore.
Devozione mariana.
30. Il seminarista fa proprie le caratteristiche della vita sacerdotale. Anch’egli come il presbitero «ami ardentemente, secondo lo spirito della Chiesa, la Vergine Maria, madre di Cristo, a lui associata in modo speciale nell’opera della redenzione»1. Anche la devozione mariana rientra nell’ambito di quelle virtù che favoriscono una progressiva adesione a Cristo e alla Chiesa. I testi liturgici sulla Beata Vergine Maria e le forme tradizionali della devozione popolare possono contribuire alla maturazione spirituale. Il seminario non esime dal confronto attento e saggio con tutto quanto costituisce il vissuto dei cristiani, ma accompagna alla gioia di condividere con molti la testimonianza della fede personale.
Esperienze particolari.
31. Nel cammino di formazione si chiede ai seminaristi un’esperienza spirituale più prolungata, profonda e intensa (ad esempio: mese ignaziano, deserto, permanenza in monastero o comunità religiosa,…). I tempi e i modi vengono concordati tenendo conto del percorso di maturazione di ognuno.
Formazione intellettuale.
«È la stessa situazione contemporanea ad esigere sempre più dei maestri che siano veramente all’altezza della complessità dei tempi e siano in grado di affrontare, con competenza e con chiarezza e profondità di argomentazioni, le domande di senso degli uomini d’oggi, alle quali solo il vangelo di Gesù Cristo dà la piena e definitiva risposta».
A) Obiettivi di fondo
Formazione intellettuale del seminarista.
32. La formazione intellettuale del seminarista non è totalmente delegata all’istituzione della scuola (studentato teologico). La competenza specifica dell’insegnamento ha il proprio luogo naturale nella scuola, ma senza che questo diventi uno scomparto chiuso in se stesso. Il principio fondamentale di una formazione unitaria della persona richiede in primo luogo una stretta collaborazione reciproca tra seminario e studentato, fondata sulla reciproca conoscenza e stima del lavoro svolto. Compete al seminario, inoltre, favorire la possibilità che ognuno elabori una sintesi personale, collocandola all’interno del percorso vocazionale e formativo nel suo complesso. Lo studio per il seminarista è in primo luogo orientato alla maturazione della fede personale, prima ancora che essere accumulo di nozioni per il servizio nei confronti di altri. Ognuno viene provocato ad affinare sempre meglio la propria consapevolezza della complessità ricca e articolata del mistero racchiuso nella storia di Dio con gli uomini. La capacità di riconoscere le impronte del passaggio di Dio, richiede come contrappeso la fatica di una ricerca costante e disciplinata, condotta sul solco di una lunga tradizione di pensiero, ma anche aperta a nuovi strumenti e nuovi contributi.
In vista del ministero ecclesiale.
33. Particolarmente importante è il ruolo del seminario nell’orientare la formazione intellettuale al ministero. La competenza acquisita dal seminarista attraverso la scuola e lo studio non è chiusa nell’ambito della cultura personale, ma è destinata al servizio della comunità cristiana. L’apertura intellettuale va innanzitutto nella direzione del discernimento profondo della realtà in cui si vive. Insieme, però, va nella direzione dell’efficacia comunicativa della sapienza cristiana. La capacità di analisi e di interpretazione della realtà viene sostenuta da una saggia pedagogia, calibrata sulla diversità delle situazioni e dei contesti. Il seminario in primo luogo mantiene vigilanti su queste prospettive fin dal momento della formazione. In secondo luogo esso cerca di favorire l’acquisizione personale di entrambi gli aspetti di competenza, mediante la proposta di attività adatte a questo scopo (tirocini, osservazioni guidate, esercitazioni,…).