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pastor Uomo solitario, taciturno, che si accontenta di vivere con pochi agi. Nella bella stagione conduce le pecore in alto, dove i prati sono verdi, le erbe profumate, i fiori saporiti. Monta la tenda. Siede fuori a fumare quando si accendono le stelle e il sole piano piano lascia il posto all’argentea luna. A volte burbero con le sue pecore, con mano ferma conduce le più irrequiete, perché non si facciano male, incappando in un rovo, inciampando in un crepaccio. Adagio sospinge le pecore più vecchie, lungo sentieri che per molte stagioni han percorso insieme. Fischietta un motivo. La mattina quando il sole si alza inizia la frase melodica. Si conclude la sera. Passa senza modulazioni dalla imprecazione bonaria verso l’agnello testardo al Pater rivolto al radioso cielo d’agosto. Di notte sogna. Sogna, non senza dolce nostalgia, alla casa che lo attenderà. Prepara il caffè su un fuoco per terra. Su quel fuoco scalda l’acqua per radersi. Alla luce di quel fuoco la notte siede attendendo l’alba. Immancabile il vino in un bicchiere senza età. Un pezzo di formaggio e un po’ di pane, ormai stagionati entrambi. Magari condiviso con altri pastori,che dal prato vicino, lascia le pecore a ingrassarsi al sole. Immancabile anche il cane. Fedele compagno di ogni transumanza. Allegro compagno di giochi. Se il pastore è anziano non importa. I suoi occhi brillano come quelli del bimbo che guarda girare la trottola. Solo la pelle strizzata dalle molte rughe, i capelli di neve, rivelano l’età, ma il cuore… Nei giorni di pioggia, al riparo nella baracca volge lo sguardo al cielo, paziente. Nei giorni sereni incrocia giovani escursionisti. Magari capita che una pecora si smarrisca in un lariceto, allora lascia le altre unite, il cane di guardia, e si inoltra nel sottobosco resinoso. La trova là, sperduta, magari non spaventata, ma di certo sollevata all’udire la voce amica. Quella voce che quando era agnello la curava e l’accarezzava… Trovata, il pastore ritorna nella pace. Fuma contento. Le pecore si agitano. Lui no. La sua calma dà loro sicurezza. La sua voce infonde coraggio. Una scarpata può essere dura, ma un Op! un po’ più sicuro aiuta a proseguire. Fino al prossimo prato. Fino alla prossima sosta dove mettere su il caffè e sedere a contemplare le stelle che vorticano senza sosta sul capo di un uomo felice con il suo gregge. Felice. |
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