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Testimonianza di Mattia

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Ciao ragazzi,

 

Provo rispondere ad alcune delle vostre domande. Piccola premessa: sono all’inizio del cammino e quindi è possibile che qualche risposta non vi soddisfi.

-         Vocazione / desiderio di entrare in seminario.

In prima superiore ho conosciuto un prete che mi ha aiutato a capire che nell’incontro con Gesù potevo trovare un senso per la mia vita. Capiamoci: in prima superiore non pensavo ancora a diventare prete, né a risolvere i grandi problemi della mia esistenza. Perché il problema era crescere. Ho imparato che Gesù con la sua parola, con il perdono, con la comunione mi aiutava a crescere, a fare delle scelte a definire la mia personalità, a trovare un senso per il mio impegno in parrocchia, per l’amicizia, per l’amore, per la scuola. Insomma, ho capito che Gesù ci teneva a me e alla mia felicità. E mi aiutava a costruirla. Con l’andare del tempo e il lavoro in parrocchia, ho scoperto che volevo far scoprire ad altri quello che avevo imparato su Gesù.

Il Signore mi ha chiamato così: entrando nella mia storia. Non posso dire che ci sia stato un giorno in cui ho sentito una chiamata. C’è stato un desiderio forte che si è fatto largo nella mia vita. Ho seguito quel desiderio – facendo l’animatore, il catechista, semplicemente stando vicino a qualche amico – e alla fine ho deciso di realizzarlo entrando in seminario. Ripeto, la mia vocazione/chiamata è avvenuta così: il Signore mi ha fatto crescere dentro il desiderio di farlo incontrare ad altri. E so che seguendo questo desiderio costruirò anche la mia felicità. E sono felice già adesso.

 

-         Solitudine

La solitudine mi fa paura, ma non penso che faccia parte dell’essere prete. Francamente credo che tanti preti si sentano soli perché fanno delle cose, organizzano delle cose, ma non stanno con le persone. Ed è un rischio grosso che tocca tutti quelli che lavorano in parrocchia. Penso che anche nella parrocchia meno attiva del mondo sia sempre possibile costruire delle relazioni. Per il semplice fatto che ci sono delle persone. (un consiglio: fate capire ai vostri parroci che volete loro bene, che siete interessati a loro come persone, prima che dispensatori di servizi.)

 

-         Famiglia , matrimonio…

Guardate, potrei dirvi che la scelta del celibato per i preti è una decisione storica della Chiesa e quindi può essere cambiata. E’ che oggi con tutti gli impegni che ha, un prete non potrebbe sposarsi. Sono sicuramente cose giuste, ma mi lasciano sempre un po’ insoddisfatto.

Ho sempre desiderato una moglie e una famiglia. Ma il mio desiderio più grande resta quello che vi dicevo: aiutare le persone a incontrare Gesù e a trovare in Lui il senso della loro vita. Penso che prendersi cura della Chiesa, di coloro  che credono, portandoli continuamente al Signore non possa essere fatto avendo una famiglia. E non solo perché il prete ha tante cose da fare, ma perché il suo cuore è occupato dal desiderio di curare, amare, servire, la Chiesa (che è fatta di persone concrete che hanno bisogno di attenzione, ascolto, disponibilità). E’ l’inizio di una risposta: datemi qualche anno…!

 

Grazie per avermi ascoltato!

Buon cammino.

 

Mattia